Violenza di genere

La violenza di genere viene definita dall’ONU e dall’UE come una violenza che si annida nello squilibrio relazionale tra i sessi, nel desiderio di controllo e di possesso da parte del genere maschile sul genere femminile.
La violenza può essere di vari tipi: violenza fisica (maltrattamenti), sessuale, economica (negazione dell’accesso alle risorse economiche della famiglia), psicologica.
Contrariamente a quanto si possa pensare, i luoghi più pericolosi per le vittime sono la casa e gli ambienti familiari ma anche il posto di lavoro; gli aggressori di solito sono i loro partner, ex partner o altri uomini conosciuti: amici, familiari, colleghi.
La violenza di genere si sviluppa in modo graduale, si passa da violenze verbali e atteggiamenti svalorizzanti a aggressioni fisiche vere e proprie. A tali momenti seguono quasi sempre le scuse dell’aggressore e un periodo di calma – detta “luna di miele”- in cui il rapporto riprende come se niente fosse accaduto. Infatti la vittima (il più delle volte la donna) pensa e spera che l’aggressore possa cambiare e il rapporto possa riprendere. In realtà gli episodi di violenza si ripresenteranno.

Tipi di violenza

Maltrattamento fisico: spintonare, costringere nei movimenti, rompere oggetti come forma di intimidazione, sputare contro, dare pizzicotti, mordere, tirare i capelli, picchiare, schiaffeggiare, privare di cure mediche, privare del sonno, impedire di uscire.

Maltrattamento economico: privare delle informazioni relative alla situazione patrimoniale del partner, non condividere le decisioni relative al bilancio familiare, tenere il partner in una situazione di privazione economica continua, rifiutarsi di pagare un adeguato assegno di mantenimento o costringer a umilianti trattative per averlo, licenziarsi per non pagare gli alimenti, impedire di svolgere l’attività lavorativa o sminuirne il valore.

Violenza sessuale: imposizione di pratiche sessuali non desiderate.

Violenza psicologica: sminuire la persona (in ambito personale, lavorativo, nella sfera sessuale), offenderla, fare critiche continue, gelosia eccessiva, controllare cosa fa e dove va, privazione di rapporti con la famiglia di origine e gli amici, indurre uno stato di paura continuo.

Stalking: seguire la vittima nei suoi spostamenti, aspettarla sotto casa, fare incursioni sul posto di lavoro, fare continue telefonate, minacciare di violenza.

In qualunque forma venga compiuta, la violenza subita comporta nella vittima perdita di sicurezza, di autostima, impotenza, senso di isolamento, ansia, paura generalizzata, somatizzazioni e quindi sintomi nel corpo. Nonostante ciò la vittima ha difficoltà a parlare dei fatti di violenza subita, prova vergogna, pensa che non sarebbe creduta se raccontasse quanto subito.

In realtà rivolgersi ad un avvocato esperto in materia consente alla vittima di conoscere i propri diritti (nei confronti dell’aggressore/maltrattante) e quelli dei figli (a vivere in un ambiente sereno).

Il legale indicherà le strade percorribili:
-denunciare in sede penale l’aggressore (ed eventualmente costituirsi parte civile per richiedere il risarcimento dei danni subiti);
-richiedere, nel caso la violenza sia stata perpetrata dal partner, la separazione dal coniuge;
-richiedere l’allontanamento dalla casa familiare o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima;
-tutelare i figli, richiedendo la sospensione o decadenza della responsabilità genitoriale del genitore aggressore;
-risarcimento del danno subito a causa della violenza subita.

A decidere di portare avanti o meno ogni azione giudiziaria possibile sarà sempre e solo la vittima di violenza, non il legale, il quale dovrà solamente rappresentare le soluzioni e aiutare la vittima a comprendere quale sia la più adatta al caso.